giovedì 6 dicembre 2012

il buon esordio dei B.i.t.= Black in Technicolor


“Reckless Will” è il primo frutto dei Bit (Black in Technicolor), trio italiano basso, chitarra e batteria di varia provenienza geografica e con alle spalle esperienze musicali differenti, che però bene si amalgamano in un sound imprevedibile e coinvolgente. Un viaggio in 5 tracce tra amore, dolore, introspezione, volontà di reagire e consapevolezza del fallimento; alti e bassi che trascinano chi ascolta sulle montagne russe pur di star dietro ad un filo narrativo quasi schizofrenico, che tuttavia rimane sempre nello spettro dell ’heavy rock. L’EP si apre con il sound deciso e sfacciato di “Here To Fail”, forse il pezzo in cui il basso di Francesco Zaccuri esprime al meglio la sua presenza con un riff che apre il brano e ne scandisce il ritmo amalgamando strofe e parti strumentali; un ottimo biglietto da visita che sicuramente invoglia a proseguire nell’ascolto. Nel secondo brano, “Voice In Me”, la cattiveria iniziale di basso e chitarra si scioglie e trova piena espressione a metà brano in una parentesi più delicata ed intimista; il pezzo è introspettivo, la voce del frontman Massimiliano Franchi lacera le parole e lascia intuire uno dei temi portanti dell’intero lavoro dei Bit: il dissidio dell’io, la convivenza forzata di più voci che cercano di prevaricare una sull’altra, a dispetto di ogni logica (I can’t kill inside this / Voice in me).“My Desire” recupera il piglio di "Here To Fail" aggiungendo sonorità dalle tinte più fosche disseminate lungo tutto il brano; un pezzo dal ritornello orecchiabile che non stonerebbe nella colonna sonora di un film alla 007, che cresce in un’ipnotica spirale strumentale fino ad interrompersi bruscamente. Scelta azzeccata, perché con il quarto pezzo, “My Time Has Come At Last”, si cambia nuovamente registro: testo e musica sono pervasi da malinconia, i colpi di Andrea Vernaci sulla batteria assomigliano a fucilate che puntano dritte al cuore; nella prima strofa e sul finale si può distinguere il drammatico fischio di un treno che parte portando via con sé serenità e speranza (I can’t lose my heart). Si chiude di potenza con la marcia di “Chasing Dreams”, in cui il dissidio che in altri passaggi caratterizza l’io si allarga all’amore (I need to understand / why you are both enemy and friend) e delinea un finale amaro, disilluso anche se non definitivo (Why am I still chasing dreams / Hopeless and unseen?). “Reckless Will” è un lavoro denso, ricco d’influenze musicali che i componenti della band non nascondono: Black Sabbath, Soundgarden e Led Zeppelin tra quelle dichiarate ma ad un orecchio attento non sfuggono richiami al new metal di Disturbed e Slipknot, specie nel cantato.  Al di là di alcune piccole  imperfezioni tecniche, tutto sommato perdonabili a fronte della spontaneità e dell’imprevedibilità dello sviluppo armonico dei brani, ogni volta che  si preme play , non si sa dove si andrà a finire. Un buon esordio, un assaggio che chiede un seguito più corposo, magari articolato in più tracce, da gustare con calma.      by   esserrenne


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